Vincere contro stress e trauma da Covid-19

Psiconline, 4 Dicembre 2021.

Intervista alla dott.ssa Annalisa De Filippo sul libro “Pandemia da Covid-19. Vincere contro lo stress e il trauma”

1. La pandemia da Covid-19 ci ha colpito molto duramente costringendoci a modificare radicalmente le nostre abitudini di vita quotidiane. Perché è importante, oltre alla gestione della parte medica del problema, che vi sia anche una gestione dal punto di vista psicologico.

La pandemia da Covid-19 può essere definita un trauma collettivo che impatta quindi a livello mentale: i rischi non sono solo per noi ma anche per le generazioni future che potrebbero subire quello che viene definito trauma transgenerazionale; il nostro cervello è infatti sottoposto ad un carico di stress potenzialmente traumatico. 

2. In che modo la pandemia ci coinvolge psicologicamente? Cosa modifica nella nostra percezione del quotidiano e della nostra vita in generale?

In generale, le restrizioni che limitano la libertà, la paura del contagio e della morte nostra e dei nostri cari che ci fa sentire in pericolo, il distanziamento e l’uso della mascherina che modificano la relazione con l’altro e la percezione di sicurezza. Ed è paradossale che l’altro sia da evitare, distanziare e temere, essendo l’uomo un animale sociale che ha invece bisogno di sentirsi al sicuro nella vicinanza con l’altro. E bisogna fare i conti con il tema del lutto per diverse perdite: persone morte, esperienze mancate, abbracci e coccole non godute, provazioni, perdite economiche e sociali. 

3. Nei momenti dell’emergenza sanitaria è stato fondamentale intervenire (spesso senza neppure averne gli strumenti) per impedire che il virus mietesse vittime. Oggi, a distanza di tempo e con una maggiore quantità di notizie disponibili, come è opportuno intervenire per limitare i danni psicologici che ciascuno di noi si porta dietro? oppure non vi sono solo danni ma si sono create anche opportunità?

Non possiamo negare lo stress, la fatica e il senso di perdita che la pandemia inevitabilmente porta con sè: verbalizzare – in forma scritta e/o orale – quello che proviamo e pensiamo può favorire l’elaborazione del dolore; e si, possiamo addirittura cogliere questo periodo storico difficile come l’opportunità per riflettere sulla nostra vita e migliorarla. Ad esempio lo stare più a casa aiuta ad entrare in contatto con se stessi, a volte questo può essere faticoso ma può portare a delle consapevolezze importanti su bisogni, desideri e a fare riflessioni che possono spingere ad attuare cambiamenti importanti nella propria vita. Come psicologa psicoterapeuta, credo sia necessario facilitare processi di accettazione e adattamento per ridurre la sofferenza psichica: non possiamo controllare gli eventi negativi ma possiamo prendere il controllo della nostra reazione. 

4. Agire per resistere, sembra essere questo il messaggio del libro. Possiamo davvero essere resilienti e riuscire ad ottenere situazioni di vantaggio da quello che sembra essere solo un immane problema sanitario?

Possiamo essere più che resilienti: antifragili! Se siamo resilienti resistiamo, se siamo antifragili miglioriamo. La domanda di fondo è: cosa possiamo farne di tutto questo dolore? Ad esempio, la pandemia mette i riflettori sul tema della malattia e della morte; pensare alla morte, unica cosa certa che abbiamo e che spesso cerchiamo di rimuovere, può far riflettere maggiormente sulla vita: cosa vorrei fare prima di morire? Il solo porsi questa domanda potrebbe far esplodere voglia di vivere ed energia da canalizzare in obiettivi che favoriscono la realizzazione personale e il benessere. 

5. Perché scegliere di scrivere un libro sugli effetti del Covid-19 e sulla possibilità di gestirne gli effetti sulla nostra psiche? Non rischia di essere l’ennesima voce in un clamore che ormai è diventato assordante? E perché leggerlo?

Il libro non è stato scritto per allarmare sugli effetti negativi ma per mettere in luce l’importanza di elaborare quello che sta succedendo non solo per aiutare noi stessi ma anche per tutelare le generazioni future che, come detto prima, potrebbero esserne influenzate: cerchiamo di trasmettere forza e capacità di reagire anziché panico e angoscia, che possiamo appunto elaborare. Infatti, l’atteggiamento mentale con cui affrontiamo un evento negativo può influire sulla nostra capacità di mitigarne gli effetti psicologici negativi. Inoltre si vuole dare un messaggio positivo: è possibile non solo affrontare e superare un’esperienza stressante e traumatica ma anche trasformarla in possibilità di apprendimento, crescita e miglioramento.
Ad aprile 2020, nel pieno inizio dell’emergenza sanitaria, io ho perso mia nonna per Covid-19: l’esperienza dell’essere impotente e chiusa in casa mentre una persona cara era malata in un letto di ospedale mi ha toccato da vicino, ed è a lei che dedico questo libro; in suo onore ho deciso di devolvere i miei proventi ad un’associazione per sostenere progetti di accompagnamento alla morte di malati inguaribili. 

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